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Volante Rossa - Unità Comunista: Il Manifesto
 
Volante Rossa - Unità Comunist...
☭★Lo Stato Underground★☭ (markoflaviyo) @ 2008-10-20 3:19 PM PDT
Una forza politica comunista all’altezza delle sfide del XXI secolo…
…Costruiiamo il Partito Comunista Rivoluzionario…
Questo documento politico è il punto conclusivo del percorso di coordinamento per l’unità dei comunisti e rappresenta lo sforzo
analitico e teorico comune dei gruppi organizzati che lo hanno promosso fino ad oggi.
Questa sintesi rende possibile oggi superare il coordinamento stesso verso una forma politica più avanzata, quella di un
Movimento per la Costituente Comunista. Un percorso politico ampio che non si ponga l’obiettivo immediato di partorire
l’ennesimo nuovo partitino, ma che tenti di aprire un percorso di ricomposizione verso l’unico Partito di tipo “nuovo” di questa
fase storica: quello comunista.
Per raggiungere questo obiettivo pensiamo che occorra coinvolgere i più ampi settori di massa possibile e aprire un dibattito e
sforzo unitario, il più franco e leale, con tutte le componenti comuniste realmente interessate oggi a un processo di liberazione
del proletariato e dell’umanità intera dallo sfruttamento capitalistico e dalla schiavitù del lavoro salariato.
INDICE:
1. Dalla deriva della sinistra istituzionale alla costituente comunista.
2. Il Capitalismo nella competizione globale e la guerra permanente.
2.1 Il polo imperialista europeo.
2.2 Attività produttiva capitalistica nella crisi energetico-ambientale.
2.3 Composizione di classe e conflitto capitale-lavoro.
3 Movimenti e blocchi sociali.
3.1 Il rapporto con i movimenti.
3.2 Quali movimenti e che dialettica.
3.3 Il ritorno in campo della classe operaia.
3.4 Lotta alla precarietà.
3.5 Territorio e sfruttamento.
3.6 La questione meridionale oggi.
3.7 Lavoro e guerra.
4 Forma-Stato e riforme istituzionali.
5 Necessità e percorso dell’organizzazione politica di classe.
5.1 La questione sindacale.
6 Necessità di un bilancio del ‘900.
1. Dalla deriva della sinistra istituzionale alla costituente comunista
Il compimento della deriva della sinistra cosiddetta “radicale” (con la nascita della Sinistra Arcobaleno)
segna la scomparsa anche formale di ogni opposizione parlamentare di classe al governo dei poteri forti del
Capitalismo (Confindustria, banchieri, Vaticano, ecc.) aprendo uno scenario politico inedito.
La classe dominante nel nostro paese, per affrontare la crisi di sovrapproduzione del capitalismo e la
competizione internazionale, sta orientando tutto il sistema verso la blindatura di ogni spazio residuo di
agibilità politica all’interno di un quadro che, potremmo definire, di “democrazia autoritaria” con la
cancellazione/ridimensionamento degli ambiti della democrazia formale per come li avevamo conosciuti
dal dopoguerra ad oggi.
La formazione del Partito Democratico, da parte delle forze liberiste dell’ex-Ulivo, e la nascita della
“Sinistra Arcobaleno”, come patto di sopravvivenza della sinistra “radical”, segnano dei passaggi verso
l’assunzione definitiva da parte di tutto l’arco istituzionale del paradigma della “governabilità” come valore
assoluto per schiacciare ogni rappresentazione pubblica del conflitto sociale determinato dalla
contrapposizione di interessi di classe.
A questi passaggi si accompagnano le spinte neo-corporative dei vertici confederali verso la costituzione di
un interlocutore sindacale unico affidabile, che assuma in toto le priorità del mercato e dell’accumulazione
capitalistica, al tavolo della concertazione con governo e padronato.
Tale blindatura passa anche attraverso le politiche militari, securitarie e repressive con cui, all’esterno, si
partecipa al grande risiko imperialista globale e, all’interno, si criminalizza ogni ipotesi di opposizione
sociale fomentando, parallelamente, una “guerra tra poveri” istillando la percezione che le paure e le
insicurezze non siano determinate dalla precarietà e dallo sfruttamento bensì dal “pericolo” dei lavoratori
immigrati.
Governabilità, legalità, sicurezza e concertazione saranno gli unici punti “programmatici” considerati
accettabili. Tutto ciò che non è “compatibile” con questi paradigmi imperanti sarà fuorilegge o quasi.
Le conseguenze di questi fatti incontestabili le stanno scontando sulla propria pelle, innanzitutto, i
movimenti di lotta che si sono espressi in questi anni e che hanno costituito un’ossatura reale
dell’opposizione di massa alle politiche reazionarie del precedente governo di centro-destra.
Sebbene, insieme al governo di centro-sinistra, siano entrati in crisi alcuni dei legami e dei cappi della
sinistra “radical” su gran parte di questi movimenti, questi ancora stentano ad esprimere la piena
consapevolezza della necessità di una propria autonomia alle compatibilità del sistema capitalistico e
risultano ancora oggi troppo influenzati dalla “sindrome del governo amico” e dalle esigenze della
governabilità.
Questo passaggio cruciale sarà però ancor più complicato e difficoltoso (se non impossibile) senza la
conquista da parte delle componenti comuniste e di classe di un ruolo più importante all’interno del
conflitto sociale e del panorama politico italiano più in generale. Anche per i comunisti nel nostro paese è
venuto il momento, infatti, di riconquistare una propria autonomia politico-organizzativa e una completa
indipendenza ideologica e culturale nei confronti delle compatibilità col sistema capitalistico.
Da molte parti viene visto ormai come urgente riaprire un percorso di costruzione di un Partito Comunista
credibile che occupi lo spazio politico che gli compete nella lotta contro il capitalismo nel nostro paese e
protagonista attivo anche sullo scenario delle contraddizioni internazionali. Tuttavia, molte delle proposte
che si profilano all’orizzonte sostenute dalle attuali componenti comuniste, fuori e dentro i partiti della
sinistra istituzionale, sembrano ancora troppo orientate alla sopravvivenza dei propri orticelli e poco
coraggiose di fonte agli spazi che si stanno aprendo e che non possono essere “terreno di conquista” di
questa o quella organizzazione esistente.
C’è bisogno di qualcosa di diverso, di aprire una fase costituente di una tendenza comunista organizzata
che sappia ricomporre sul terreno della lotta e del conflitto le forze attualmente disperse e frammentate;
ponendo sul terreno del confronto aperto la costruzione di un soggetto politico comunista all’altezza delle
sfide del XXI secolo che contribuisca all’elaborazione di un progetto di società alternativa, socialista, non
utopica, che sappia coinvolgere migliaia di persone e non solo le ristrette cerchie delle leadership delle
organizzazioni attualmente esistenti.
Ci rivolgiamo, dunque, a tutti i compagni e le compagne, ai lavoratori ed ai proletari, agli intellettuali non
allineati con il pensiero unico dominante, affinché partecipino alla costruzione di una nuova forza politica
comunista, indipendente e alternativa al bipolarismo borghese e padronale: il Movimento per la
Costituente Comunista.
2. Il Capitalismo nella competizione globale e la guerra permanente
La crisi generale del modo di produzione capitalistico, che si è aperta all'inizio degli anni ‘70, ha le sue
origini nella crisi di sovrapproduzione nordamericana che chiude la fase di espansione del secondo
dopoguerra amplificata politicamente dalla sconfitta in Vietnam e globalizzata dalla rottura degli accordi di
Bretton Woods (fine della convertibilità del dollaro in oro).
A metà degli anni ‘70 la necessità di politiche concertate a livello globale (del mondo “occidentale”) si
traduce nella creazione di nuovi organismi sovranazionali (G5, poi G7 e quindi G e nella ristrutturazione
di quelli preesistenti in funzione della crisi economica (FMI e BM) e politica (NATO).
Con l’inizio degli anni ‘80 le nuove amministrazioni dei principali paesi imperialisti (Reagan e Thatcher, ma
non solo) riescono a concretizzare le controtendenze concertate a livello globale: riduzione dei salari e
attacco diritti sindacali (in Italia politica dei sacrifici e svolta dell’Eur); uso di strumenti monetari
(rivalutazione del dollaro) per scaricare la crisi sui paesi dell’est e del sud; concentrazione dei capitali;
aumento delle spese militari in funzione del finanziamento dei nuovi settori, come l’informatica
(dispiegamento dei Cruise e dei Pershing, “guerre stellari”).
Gli effetti di queste politiche (crescita abnorme del capitale finanziario, crolli delle borse, instabilità
mondiale), hanno determinato, tra l’altro, la creazione di mercati e di istituti sovranazionali “regionali” (ad
esempio, la UE) come elemento di mediazione tra la necessità di controtendenze globali alla crisi e le
necessità dei capitali “singoli” che, dopo il processo di concentrazione, non potevano essere rappresentati
politicamente solo a livello dei singoli paesi.
Con il crollo dei paesi del cosiddetto “socialismo reale”, e con l’ingresso a pieno titolo nel mercato
capitalistico di Cina e India, si costruisce l’opportunità di una seconda controtendenza alla crisi legata
all’espansione del ciclo di sfruttamento, così come l’informatica aveva dato la possibilità di una
controtendenza legata all’intensificazione dello sfruttamento.
Che questo processo non abbia risolto alcuna delle contraddizioni iniziali (crisi di sovrapproduzione,
tendenza alla finanziarizzazione, tendenza alla guerra) ma che, anzi, le abbia dislocate a livello globale è
sotto gli occhi di tutti.
Allo stesso tempo questo processo ha definito una nuova classe operaia globale: con la definitiva
distruzione delle economie precapitaliste, e con il crollo di quelle “socialiste”, i lavoratori salariati, gli
uomini e le donne direttamente sfruttati nel ciclo di produzione capitalista sono diventati la maggioranza
dell’umanità.
Il capitalismo è crisi: il modo di produzione capitalistico è contraddittorio e storicamente “finito”. Le sue
contraddizioni sono ineliminabili. Il capitalismo come modo di produzione è in continua disgregazione,
anche se sopravvive come rapporto sociale, ma solo in un quadro contraddittorio sempre più complesso e
tale da rendere impossibili soluzioni generali. Singoli capitali riescono ad accumulare a spese del
proletariato, o anche di altri capitali, ma il sistema nel suo ins
 
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